Foto ® Claudia Gori per Oltre Tevere

Commiserazione

Sebastian mi intrattiene parlando del legno del maggiociondolo che è molto più duro della quercia o del castagno che invece è buono per i paletti di recinzione. Mi spiega quale è l’erba che i conigli adorano mangiare e come riconoscerla. Mi racconta di quando ha sfondato la sua bici e il padre gli ha detto di aggiustarsela da solo e lui l’ha fatto. Conosce tutto l’albero genealogico dei cani di famiglia, distingue dozzine di razze e mi spiega ogni differenza di carattere.
E sa tante altre cose.Termina le sue lezioni con un impietoso daaaaai per sottolinearne l’evidenza.
Ha dodici anni e vuole fare l’agricoltore come suo padre e suo zio. Che poi zio non è. Mi spiega tutta la storia ma non ci capisco molto.
A scuola ci va, ma non ne parla con trasporto. Pare più un inconveniente. Un fastidioso ritardo sui suoi programmi.
Possiede quella dannata intelligenza pratica di chi capisce le cose facendole e una cultura sconfinata che poco ha a che vedere con sedie e banchi.
È esile, dal fisico nervoso. Luminoso nel complesso delle sue radici mezzo rumene.
Il segugio Pluto e Tumpi giocano allo sfinimento. Li guardiamo in silenzio seduti sul prato, nell’ombra pietosa della chiesa. Poi guardo lui.
Penso che un ragazzino di dodici anni di Colorio, sperduto in mezzo a quattro case nel niente appenninico, se acchiappa un bambino qualunque di qualunque città d’Italia, se lo spolpa da cima a piedi in mezzo secondo che ci rimangono soltanto gli slippini per terra.
Alla sua età, mi avrebbe rigirato come un calzino. É una scheggia. La testa che gli fila alla velocità della luce. L’atteggiamento di un adulto incastrato per sbaglio nel corpicino di un bambino. Ma pronto ai blocchi di partenza.
Dobbiamo andarcene e ci saluta a malincuore. Ci avrebbe ancora intrattenuto volentieri.
Io me lo porterei appresso. Uno così in cammino, ti salva la vita.
Mentre mi avvio non mi trattengo e gli dico – E non fare il pirla, vai a scuola mi raccomando –
Risponde Sì, sì in automatico, con nella voce una commiserazione che nemmeno prova a nascondere che mi si aggrappa irrimediabilmente allo zaino.
E non riesco manco a dargli torto.

 

Estratto dal diario di bordo di Pietro Vertamy © aroundthewalk per Oltre Tevere

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